La SIPPS lancia l’allarme: aumentato il rischio di sviluppare malattie allergiche nei bambini nati da parto cesareo

Relazione presentata nell’ambito del 16° Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (Milano, 3-5 Aprile 2014) da Vito Leonardo Miniello, docente di Pediatria e Nutrizione Pediatrica presso l’Università di Bari e componente del Direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS)

 

Roma, 8 aprile 2014. Si è concluso a Milano il 16° Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP). Nell’ambito delle numerose tematiche trattate, la relazione svolta dal prof. Vito Leonardo Miniello prende in considerazione le recenti evidenze della letteratura scientifica internazionale relative al rischio elevato di sviluppare malattie allergiche riscontrato in bambini nati da parto cesareo.

Un problema che presenta indubbie criticità, considerando che nel corso degli ultimi due/tre decenni è stato riscontrato in contesti sociali industrializzati, quale il nostro, un inquietante incremento del ricorso al parto cesareo. “A fronte di un recente documento (2012) redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui si stabilisce che un tasso di incidenza di parto cesareo superiore al 15% fra tutti i nati potrebbe risultare dannoso sia alla mamma che al piccolo – spiega il Professor Miniello – c’è da stare poco tranquilli, considerando che in ambito europeo il nostro Paese detiene il primato poco invidiabile di mamme cesarizzate. A farci salire sullo scanno più alto del podio è una media nazionale del 38%, con impennate del 62% registrate in Campania! Volendo contestualizzare i dati epidemiologici con le problematiche pediatriche, sono numerose le ricadute sulla salute di un bimbo nato da cesareo quali l’aumentato rischio di sviluppare allergopatie. Il corpo umano – prosegue Miniello – ospita un numero enorme di batteri, dieci volte superiore a quello delle proprie cellule. La maggior parte di questi germi, essenziale per la nostra esistenza, è contenuta nell’intestino dove costituisce il cosiddetto microbiota intestinale, un vero e proprio organo batterico con funzioni protettive (difesa nei confronti di batteri patogeni), metaboliche (produzione di vitamine e sostanze a valore energetico) e immunitarie (programming immunitario).

Nei primi giorni di vita si ipoteca il futuro biologico del soggetto adulto: un microbiota intestinale ricco e variegato è in grado di addestrare il sistema immunitario a riconoscere antigeni utili (alimenti), contrastare quelli pericolosi (batteri patogeni) e soprattutto a non essere …irascibile, producendo in modo inappropriato sostanze (citochine) pro-infiammatorie, responsabili di innescare malattie allergiche e autoimmunitarie (diabete di tipo 1, colite ulcerosa, malattia di Crohn). Al momento della nascita – aggiunge l’esperto – la mamma ha in serbo per il suo cucciolo preziosi regali quali la vita, il latte materno ed il passaggio dei suoi batteri (intestinali e vaginali) che andranno a colonizzare l’intestino sterile del neonato, permettendogli di costruire un proprio microbiota intestinale, pur derivando da quello materno.”

Si tratta, dunque, di un vero e proprio passaggio di consegne che avverrebbe con il parto naturale. “Infatti – continua il Prof. Miniello – viene definita eredità microbica. La modalità del parto ed il tipo di latte assunto risultano determinanti per la colonizzazione batterica post-natale e la composizione del microbiota intestinale attuale e futuro. Solo il latte materno è in grado di garantire la prevalenza di batteri intestinali benefici quali lattobacilli e bifidobatteri, come del resto solo il parto espletato con modalità previste da Madre Natura garantisce quella dote di batteri con preziose prerogative immunomodulanti. Considerando che nella multifattoriale eziologia della espansione pandemica allergica (riscontrata negli ultimi anni in società occidentalizzate) sarebbero imputati l’alterazione compositiva ed il depauperamento del patrimonio microbico intestinale, l’esponente della SIPPS indica quali potrebbero essere le misure preventive da adottare. “Recenti evidenze scientifiche – conclude Miniello –  indicano che specifici ceppi probiotici (bifidobatteri e lattobacilli), somministrati al lattante sin dai primi giorni di vita sono in grado di mutuare in parte la mancata dote batterica materna e ridurre i danni biologici riscontrabili… quando la cicogna arriva col bisturi”.